Si chiamano Circuit i Woodstock del 2000

Per Circuit si intende l’organizzazione che ha come scopo la raccolta dei fondi per combattere l’Aids. Abbiamo rivolto alcune domande in proposito a Filippo von Schlosser presidente dello European Aids Treatment Group e di Nadir Onlus. I “nuovi” parties sono organizzati in tutto il mondo, anche se è il nord America a detenere il primato dei raduni organizzati. Celebri quelli di Miami (“White” e “Winter Party”), il “Black Party”e “Alegria” a New York, a Montreal (“Black and Blue Party”), il “Mardi Gras” a Sidney e a Londra, il “Queens Day” ad Amsterdam. Possono durare un solo giorno o una settimana intera con un giro d’affari sempre altissimo. Il biglietto d’ingresso infatti costa, di media, intorno ai 50 dollari ma per alcuni Circuit può arrivare fino ai 300, consumazioni escluse. Le cifre che accompagnano questo fenomeno sono sempre molto alte, a cominciare dai partecipanti, mai sotto i 50. Vere migrazioni d’elite (il reddito medio-alto è una delle caratteristiche che lega i “circuitari”) rappresentano una miniera d’oro per il sistema commerciale (e turistico) della città eletta a sede del meeting. Intorno ruota il mercato dei gadget, souvenir di ogni genere, manifesti, magliette. Il codice di riconoscimento degli uomini e delle donne (sul totale però rappresentano solo il 30 per cento) di queste feste è l’età tra i trenta e i quarantacinque anni, il reddito medio alto, la professione di prestigio. Altro segno distintivo è la canottiera, meglio se bianca, di cotone (genere Marlon Brando in “Un tram che sia chiama desiderio” o, per restare in casa, Massimo Girotti in “Ossessione”). Esiste anche una versione t-shirt senza maniche, fatta apposta per mettere in rilievo i muscoli sviluppati, blu navvy con la scritta “Circuit U”. I parties del 2000 sono una evoluzione e forse una degenerazione borghese dei rave (letteralmente “delirio”), le feste illegali nate negli anni’80 (a Chicago nell’81 sotto forma di maratone musicali e poi esportate in Gran Bretagna e dilagate in Germania con la Love Parade del’92). La caratteristica era quella di durare ore, non era previsto un biglietto di ingresso (al massimo qualche spicciolo a titolo di rimborso spese), il locale adibito era in genere un capannone dismesso o qualunque altro luogo lontano dai controlli. I Circuit sono molto più “spettacolari”, si svolgono in mega discotreche, stadi o sale congressi e perfino sulle spiagge; scenografie e coreografie sono il filo rosso che serve per entrare nel “libro dei ricordi”, contrassegnato ogni volta da Cd e cassette-evento. Ancora, la musica dei rave era la house o la trance, a seconda dei dj (le vere star dei Circuit, strapagate come Victor Calderone che non accetta ingaggi inferiori ai 30 mila dollari a serata), nei Circuit si suona la tribal, l’electronica, figlie naturali dell’house, con Modonna, Jennifer Lopez, Enrique Iglesias, riprodotti in versioni mixate, lunghe più di 10 minuti. Fin qui il fenomeno quasi folcloristico, la tendendenza.

La novità. Ma in un’inchiesta promossa dall’American Journal of Public Health dello scorso anno è emerso che durante i Circuit il 29 per cento degli intervistati da fatto sesso con più partner e di questi il 24 per cento non ha usato precauzioni (il termine usato nelle este è “barebacking”, cavalcare senza sella). E quasi la maggioranza (il 95 per cento) ha usato droghe, dato questo che avvicina (negativamente) i circuit ai rave (con il micidiale mix di anfetamine e alcool). Tra queste in particolare c’è l’ecstasy (anche nota come E. o X), lo “Special K” (ketamina, una sostanza utilizzata in veterinaria per anestetizzare i cavalli), il Ghb (conosciuta come ecstasy liquida, un sedativo somministrato spesso come antidepressivo, nome scentifico gamma idrossibutirato), il Crystal (si chiama anche Shaboo o Ice per i cristalli simili al ghiaccio dagli effetti sei volte superiori alla cocaina, una sola dose — sembra — può dare uno stato di alterazione fino a 20 giorni). I ricercatori dell’A.j.p.h hanno osservato che “se si moltiplica il comportamento sessuale a rischio per una media di tre party all’anno, considerato l’elevatissimo numero di persone che vi partecipano, la diffusione dell’Hiv e di tutte le altre malattie sessuali diventa un fatto preoccupante per la salute pubblica”. Insomma le feste per raccogliere i soldi per la ricerca contro il terribile virus e per l’assistenza ai malati terminali, sarebbero giganteschi focolai d’infezione. Robert Knight, presidente dell’Istituto di Cultura e Famiglia Americana ha dichiarato: “Promuovere i Circuit party per combattere l’Aids è come vendere sigarette per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro ai polmoni”. Il calendario degli appuntamenti però — anche a dispetto della guerra in corso — è nutrito (tutte le date, le informazioni e il merchandising sono sul sito www.partylist. com): il 17 aprile c’è il White Party a Palm Springs, il 30 aprile, in onore del compleanno della Regina Giuliana il Queens Day a Amsterdam.

Lei è stato all’ultimo “Winter Party” di Miami. Che cosa è esattamente?

“Un insieme di feste che durano dai tre ai cinque giorni. Si svolgono in diversi posti, in genere discoteche, sulla spiaggia di Miami Beach, in piscine di alberghi”

Il Winter è uno dei Circuit più famosi e più costosi

“Si, il pacchetto che ti garantisce l’ingresso a tutti i party costa intorno ai 300 dollari, il singolo biglietto per partecipare ad una delle feste arriva a 80 dollari”

Che succede?

“Si balla fino alle cinque del mattino, poi c’è l’after hour”

Sarebbe?

“È un permesso speciale accordato alle discoteche per riaprire alle sei del mattino e funzionare fino alle quattro del pomeriggio”

Si balla soltanto?

“Direi si sballa, letteralmente. Il livello di stordimento è altissimo, dovuto ai mixaggi ossessivi e frenetici e questo è un compito che hanno i dj, e alle recreational drugs, le droghe ricreative. La musica ti trascina oltre le 90 pulsazioni e gli stupefacenti fanno il resto”

Alcool?

“Poco, perché sarebbe una mistura micidiale. Negli Stati Uniti ne gira poco, molto di più in Europa”

Sesso?

“Può succedere se la security non sta attenta. I Circuit non sono sex house ma certo dopo sei ore trascorse a ballare in stato di completo stordimento dovuto anche alle droghe, avere rapporti sessuali al party o in albergo o dove capita, è un rischio terribile. Chi ci pensa alle precauzioni? la diffusione di qualunque malattia infettiva, sottolineo, qualunque, è spaventoso”

E non interviene nessuno? La polizia?

“Ci sono tropppo interessi. Uno, per tutti, quello delle compagnie aeree e del turismo”

E lo scopo benefico pro Aids che cos’è una scusa?

“No, perché una quota degli introiti è garantita alle associazioni, soprattutto a quelle che fanno assistenza”

Qual è l’origine dei Circuit?

“Tutto è comnciato negli anni 80 a Fire Island con il Morning Party, sulla spiaggia, sotto il sole di agosto, le prime ecstasy, la prima house music, l’oceano da un lato ed il parco naturale appena oltre le dune. Poi a Miami con il White party che, tra l’altro, è l’unico tra i Circuit dove è richiesta una “divisa”, tutti vestiti di bianco, travestiti, poco vestiti. La prima sede è stata Villa Vizcaya e, con la raccolta di fondi per le associazioni AIDS ha aggregato mondo dello spettacolo, jet set e elite gay. È ancora il più caro”.