RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE: LA TURNAZIONE

In alcuni centri clinici italiani per le malattie infettive ove si tratta l’HIV, è stato adottato il criterio della turnazione tra i medici che seguono la risposta clinica del paziente.

Le motivazioni sono molteplici e di carattere gestionale: non sovraccaricare un singolo medico, ottimizzare i turni di guardia tra ambulatorio e reparto, prevenire che il rapporto continuativo con lo stesso medico porti questo a sottovalutare aspetti che emergono dalla patologia di lunga durata. Infine la turnazione può aiutare a contenere la spesa sanitaria.

Gli argomenti sono validi e corretti dal punto di vista gestionale.

Ma sono argomenti che non tengono in conto che la relazione medico-paziente ha la sua unicità. In particolare, nell’HIV vi sono aspetti del proprio stile di vita che una persona racconta solo in un rapporto fiduciario. Inoltre questa visione ‘efficientista’ non tiene in conto il vecchio e valido concetto di “occhio clinico”. Se si ha un rapporto di anni con una persona, si capisce al volo se è in un momento di difficoltà, sia dall’aspetto fisico, che dalla sua storia clinica ormai memorizzata. Vi sono poi i pazienti fragili, con storie di fallimenti virologici o immunologici, con patologie emergenti come i tumori, i problemi polmonari, quelli cardiovascolari, epatici, o quelli legati all’invecchiamento tra cui spiccano la correzione degli stili di vita, quelli endocrinologici, delle tossicità della polifarmacia… Ma mi soffermo su uno in particolare: l’aderenza alla terapia ARV che è questione di un rapporto fiduciario che scaturisce dalla corretta motivazione alla cura che può esprimere solo il medico cui ci si affida per un rapporto elettivo o selettivo.

Sono almeno venti anni che Nadir predica che il buon rapporto tra il medico ed il suo paziente, riduce i fallimenti terapeutici, facilita l’aderenza aumentando la quantità di successi terapeutici… un po’ come il buon rapporto con la professoressa di matematica!

Raccomandiamo ai centri clinici che hanno applicato di recente questo sistema e a quelli che si vedranno costretti ad applicarlo a breve termine, di discutere preventivamente il cambiamento con le associazioni di pazienti per assicurarsi che tutti gli aspetti più delicati di un’infezione di non facile gestione clinica siano adottati prima del sistema della turnazione. La gestione dei pazienti fragili deve essere sempre nelle mani di medici più esperti e con maggiore empatia: anche questo fa parte della buona comunicazione che ci deve essere tra centro clinico e paziente.

F.v.S.