Epatite C, replicato il virus in laboratorio

Per la prima volta, gli scienziati sono riusciti a replicare il virus dell’epatite
C (HCV) in laboratorio. Questo permetterà ai ricercatori di studiare
più a fondo il ciclo vitale e la biologia di questo virus e di testare
potenziali composti antivirali che potrebbero portare a nuove terapie farmacologiche
per le patologie del fegato che derivano dall’infezione da HCV. Lo svela
uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of
Sciences in Svezia

“Finora la ricerca su questo agente patogeno ha sofferto della mancanza
di un robusto modello in vitro”, spiega T. Jake Liang, capodel Liver
Diseases Branch del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney
Diseases (NIDDK). “Il nostro modello ha prodotto particelle virali che
hanno tutte le proprietà del virus intera. Questo risultato assieme
all’analisi dell’RNA virale replicato supporta la conclusione
di una produzione e replicazione virale”.
L’équipe del NIDDK ha utilizzato un ceppo di HCV tra i più
diffusi, quello con genotipo 1. È stata costruita una replica dell’HCV
utilizzando una copia DNA dell’originale genoma a filamento unico di
RNA dell’HCV. Una volta ottenuta la copia, i ricercatori l’hanno
inserita in due ribozimi, molecole capaci di attaccarsi ai filamenti di RNA
in specifiche posizioni. Si è così ottenuto un corredo genetico
HCV ‘nudo’, cioè senza la guaina protettiva di proteine
e lipidi che costituisce il ‘corpo’ del virus. L’HCV nudo
è stato impiantato in cellule di fegato umano in coltura.
Ad una successiva analisi, gli scienziati hanno verificato col microscopio
elettronico la presenza di alti livelli di replicazione virale, un fenomeno
del tutto simile all’infezione da epatite. “Con questo sistema
possiamo testare vari composti inibitori della replicazione virale e applicare
questa tecnica su virus simili”, ha concluso Liang.

Fonte: National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases,
2005.