In un’intervista riportata da LinkedIn, il sottosegretario Marcello Gemmato il 28 luglio parla di un intervento senza precedenti nella storia della medicina di prossimità. Le affermazioni non sono gravi, ma a volte sarebbe opportuno comprendere perché le istituzioni raccontano politiche elementari, pur avendo team di esperti a disposizione per confrontarsi sulle esigenze dei cittadini.
“…capillare, innovativa, vicina alle persone. Anche nei momenti più critici. Questo è il SSN in cui crediamo e per cui lavoriamo ogni giorno.”
Spero questa frase riportata non si riferisse al racconto entusiastico di un ECG fatto in farmacia. Vi sono due aggettivi al femminile, mentre il SSN è al maschile.
Comunque, Onorevole, si rende conto che nel riportare la sua notizia, non c’è alcuna notizia? Sono almeno trenta anni che io, come chiunque, faccio un ECG in farmacia.
Secondo lei il 27 luglio non vi era altro su cui intervenire o invece vi erano notizie di portata mondiale su cui era opportuno sviare l’attenzione?
Se avesse letto qualche documento di merito, magari dell’UNAIDS, avrebbe commentato che il 27 è iniziata la conferenza IAS (una conferenza di medici bravini che si occupano di HIV, HCV, HPV, IST, COVID 19, MPOX ed altro, per attuarne, quando possibile, la prevenzione e la good clinical practice della gestione e assistenza delle persone già colpite). Vi sono nuovi studi clinici, nuovi farmaci e combinazioni che rendono la vita di una persona con HIV quasi simile a quella di una persona che non ha contratto queste infezioni. Non mi sembra che lei ne abbia mai parlato con la chiarezza che meritano.
La situazione mondiale è abbastanza grave: sono previste 21 milioni di nuove diagnosi solo di HIV, ma lei non ne parla. La società civile si è mobilitata anche in favore delle popolazioni maggiormente colpite.
L’On. D’Attis, è l’estensore di una proposta di legge per armonizzare l’Italia con il resto dei paesi occidentali, sul concetto che prevenzione e terapia sono un investimento per la società. Sappiamo che ne è al corrente, in molti abbiamo tentato di coinvolgerla in qualcosa di innovativo, ma lei tace e non intende promuoverla, per portarla ad una votazione trasversale alla Camera dei Deputati.
Finché noi, considerati esperti, non comprenderemo il suo disegno, non possiamo accettarne le regole.
Ce ne parli, per evitarci di formulare congetture. Sa il motivo? E’ semplice. Se esistono novità scientifiche che rendono migliore la vita dei suoi concittadini, non applicarle, o applicarle con anni di ritardo, appare una clamorosa ingiustizia. Sono contento che faccia pubblicità all’ECG il cui dato permette diagnosticare danno CV, ma se avesse seguito qualche passo della conferenza o avesse chiesto a chi, come me, collabora con il ministero dal 1997 nella sezione M del CTS, avrebbe notato che vi è stato consenso su questo criterio.
Sa, sottosegretario, le persone che convivono con l’HIV sono poco meno di 200 mila. E con i loro conviventi che hanno la precedenza sull’accesso alle vaccinazioni diventano circa 800 mila. Normalizzare l’informazione sulle patologie infettive a trasmissione sessuale, aiuta a diminuire le diagnosi, invita a effettuare i test in fase precoce, diminuisce i costi per la sanità e demistifica lo stigma creato intorno a patologie che possono essere gestite.
Sono anche un bacino di voti, ora che muoiono meno.
Dunque, perché tacere? E’una sua scelta?
Filippo von Schlösser
NADIR ETS
CTS sez M, Ministero
UNAIDS PCB
