Il crollo dei finanziamenti per la risposta globale all’HIV nel 2025 ha conseguenze devastanti con un calo senza precedenti del 25% nei fondi stanziati dai governi donatori, mettendo a rischio decenni di progressi.
27 luglio 2026 (Rio de Janeiro, Brasile) – Nel 2025 i finanziamenti per la risposta globale all’HIV hanno subito un crollo drastico – dovuto interamente alla forte riduzione del sostegno statunitense – mettendo a repentaglio decenni di progressi; è quanto emerge dai rapporti di UNAIDS e KFF presentati in occasione di AIDS 2026, la 26ª Conferenza Internazionale sull’AIDS.
Organizzata dalla IAS (International AIDS Society), la conferenza AIDS 2026 si è aperta a Rio de Janeiro, in Brasile, riunendo circa 7.000 tra scienziati, decisori politici, operatori sanitari, finanziatori e persone che vivono con l’HIV o ne sono direttamente coinvolte, provenienti da tutto il mondo.
Durante una conferenza stampa tenutasi prima della sessione inaugurale, i leader della sanità globale hanno esortato i governi donatori a mantenere un sostegno solido alla risposta contro l’HIV e i paesi a basso e medio reddito a continuare a incrementare i propri investimenti, ove possibile (al momento sembra che anche l’Italia non stia contribuendo come promesso negli anni precedenti).
Beatriz Grinsztejn, Presidente della IAS, afferma che le persone più vulnerabili ne stanno già pagando le conseguenze. I paesi donatori scelgono di ritirarsi, mentre molte nazioni con un alto carico di malattia restano intrappolate in debiti da cui non riescono a liberarsi. Dobbiamo ripensare modelli ormai superati, ricostruire ciò che è andato distrutto e mobilitarci per garantire che la risposta disponga delle risorse necessarie”.
Il primo rapporto, redatto da KFF e UNAIDS, evidenzia che il calo del 25% nei finanziamenti dei governi donatori rappresenta la maggiore flessione in un singolo anno dall’avvio dell’incremento dei fondi internazionali; tale calo è stato causato da ritardi nelle erogazioni e cancellazioni di progetti legati ai cambiamenti nella strategia statunitense per la salute globale avvenuti l’anno scorso.
Il secondo rapporto, pubblicato da UNAIDS contestualmente all’analisi, rileva che nel 2025 i finanziamenti interni destinati all’HIV sono aumentati del 4%, arrivando a rappresentare quasi il 60% del totale dei fondi, grazie agli sforzi dei paesi per compensare la riduzione del sostegno internazionale. Più di 55 paesi si sono impegnati ad aumentare gli investimenti interni per l’HIV nel 2026.
Il rapporto ha inoltre rilevato che nel 2025 si sono registrate 1,2 milioni di nuove infezioni da HIV e 570.000 decessi correlati all’AIDS, mentre il mondo non è riuscito a raggiungere gli obiettivi globali prefissati per la lotta all’AIDS. Il numero di nuove infezioni da HIV è in aumento in molti paesi, tra cui Brasile, Pakistan, Filippine e Madagascar. Allo stesso tempo, paesi come Kenya, Lesotho, Ruanda, Zimbabwe ed Eswatini continuano a compiere progressi verso gli obiettivi del 2030, nonostante un contesto di finanziamento sempre più difficile.
“L’era in cui si faceva affidamento sugli aiuti internazionali è finita”, ha dichiarato Winnie Byanyima, Direttrice Esecutiva di UNAIDS. “I paesi non possono aspettare né tornare indietro. Il mondo deve correggere urgentemente l’attuale sistema finanziario globale e accelerare la ristrutturazione del debito, affinché i governi possano investire in ciò che conta di più: la salute, l’istruzione e il futuro delle loro popolazioni”.
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