PER FUZEON (T-20) E’ NECESSARIO CONSOLIDARE IL RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE

Pubblichiamo un interessante studio presentato all’EACS di Dublino, in linea con quanto Nadir aveva già riscontrato oltre un anno fa con alcuni sondaggi svolti su medici, pazienti ed infermieri in Italia. E’ infatti importante in una patologia come l’HIV/AIDS, rimuovere ogni tipo di barriera affinché le specialità medicinali oggi disponibili per il trattamento, siano effettivamente fruibili dai pazienti.Durante la 10° conferenza europea sull’AIDS (EACS), tenutasi recentemente a Dublino, sono stati presentati i risultati preliminari dello Studio Open Mind. Lo studio è stato creato allo scopo di osservare la predisposizione dei pazienti ad assumere enfuvirtide, il primo ed unico inibitore della fusione, approvato per il trattamento dei pazienti HIV positivi multiresistenti.

I risultati dello studio sono stati raccolti dalle interviste di 499 medici e 603 pazienti trattati, provenienti da 6 paesi nel mondo. In particolare in Italia sono stati coinvolti 150 pazienti e 75 infettivologi distribuiti sul territorio nazionale.

I risultati più importanti sono di seguito riassunti:

  • Viene evidenziata una maggiore predisposizione da parte dei pazienti a considerare una terapia iniettabile, rispetto alla predisposizione dei medici di raccomandarla.
  • Tre quarti (76%) dei pazienti prenderebbe in considerazione una terapia anti-HIV iniettabile, se il loro medico lo raccomandasse.
  • Solo il 10% dei pazienti potenzialmente eleggibili sono al momento in terapia con enfuvirtide, nonostante il farmaco sia raccomandato dalle linee guida internazionali della DHHS.
  • Emerge infine un dato molto importante: solo un quarto dei pazienti (28%) potenzialmente eleggibili alla terapia con enfuvirtide hanno discusso tale opzione terapeutica con il loro medico.

    Questo studio identifica alcune ragioni per cui molti medici non considerano questa opzione terapeutica, nonostante la sua provata efficacia e tollerabilità. I motivi principali di questo rifiuto risiedono nella convinzione dei medici che i loro pazienti non accetterebbero mai la terapia iniettiva, o che non sarebbero in grado di integrare enfuvirtide nella loro vita quotidiana, ed infine nell’errata convinzione che enfuvirtide non sia raccomandato dalle linee guida.

    Lo studio ha evidenziato quanto i medici con una grande esperienza nell’uso di enfuvirtide tendano molto di più ad avvallare l’uso della terapia iniettabile, rispetto ai medici che hanno una minore esperienza con questo tipo di trattamento.

    Lo studio Open Mind è stato disegnato dal Professor Rob Horne (Brighton University) in collaborazione con Roche e rivisto da un gruppo di infettivologi. La raccolta dei dati è stata effettuata da una agenzia indipendente e tutte le interviste sono state condotte in accordo con le norme vigenti in materia.

    Questo studio è stato creato per identificare le barriere all’uso di antiretrovirali iniettabili sia dal punto di vista dei medici che dei pazienti.

    “Il tentativo dei medici di incontrare la compliance dei pazienti, potrebbe limitare l’uso della terapia iniettiva in pazienti che potrebbero trarne un notevole vantaggio” afferma Rob Horne, Professore di Psicologia all’Università di Brighton e autore dello Studio Open Mind.

    I pazienti avevano un’età minima di 16 anni, in trattamento con terapia antiretrovirale o precedentemente trattati (pazienti che sono stati trattati, non necessariamente che abbiano fallito la terapia, con almeno otto differenti farmaci antiretrovirali compresi quelli dello schema terapeutico attuale).

    I medici intervistati erano specialisti in infettivologia e con almeno tre anni di esperienza nella prescrizione della terapia antiretrovirale. Almeno il 15% dei pazienti nel loro Centro aveva subito precendenti trattamenti antiretrovirali.

    L’analisi dei dati di questo studio potrà contribuire ad individuare interventi mirati e a migliorare l’uso della terapia iniettiva, contribuendo così ad ottimizzare il trattamento di questi numerosi pazienti.